Come fare la fecondazione assistita

Si ricorre alla fecondazione assistita quando non si può concepire naturalmente. In caso di sterilità, la fecondazione assistita è l’unico mezzo che hanno le donne per avere una gravidanza; ma come fare la fecondazione assistita? O meglio, quale è l’iter da seguire e quali sono le tecniche di fecondazione assistita che possono aiutarci?

Quando ricorrere alla fecondazione assistita
Si ricorre alla fecondazione assistita dopo un anno di tentativi da parte della coppia. Se la coppia, in un anno ha avuto rapporti sessuali senza gravidanza, si effettuano i primi accertamenti che sono lo smermiogramma per lui e la conta ovarica per lei. Si effettuano altre analisi specifiche e, nel migliore dei casi si procede con cure ormonali per aiutare la fecondazione in modo naturale, poi, se anche tale metodo fallisce si ricorrerà alle tecniche di inseminazione intrauterina (IUI), inseminazione intratubarica (ITI) per poi passare alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita di II livello, vale a dire la FIVET e la ICSI.

Con la FIVET, Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer, l’ovocita femminile viene estratto dalla donna per essere fecondato dallo spermatozoo. L’iter che la donna dovrà subire prevede quattro step:
-induzione dell’ovulazione
-prelievo degli ovociti
-fecondazione in vitro
-trasfert embrionario: l’ovocita fecondato potrà essere impiantato nella donna che porterà avanti la gravidanza

Se con la FIVET la fecondazione in vitro avveniva spontaneamente, ciò non avviene con la ICSI. Si ricorre alla ICSI quando si hanno a disposizione pochi ovociti oppure nei casi di immobilità spermatica, infatti, in questo caso lo spermatozoo è iniettato direttamente nell’ovocita. Il biologo specializzato in tecniche di fecondazione assistita, provvederà a capacitare lo spermatozoo e inserirlo direttamente nell’ovocita della donna, tale procedura avverrà con una particolare siringa.

In casi estremi si può ricorrere alla coltura delle blastocisti. In tal caso, l’embrione è impiantato al 5° – 6° giorno.
Con l’ingresso dello spermatozoo, l’ovocita fecondato prende il  nome di zigote, la prima cellula diploide del nuovo organismo che sta per formarsi.
Lo zigote inizierà a dividersi formando varie cellule che prendono il nome di blastomeri. Cinque giorni dopo la fecondazione si sarà formata la cosiddetta blastocisti. In tal caso non sarà impiantato l’ovocita fecondato, bensì, nella donna si impianterà direttamente la blastocisti.

Purtroppo, la legislature italiana non tutela abbastanza la donna. E’ chiaro, per tutelare gli embrioni neoformati, si va a discapito della salute della donna che troppo spesso si ritrova a vivere situazioni di stress tra i laboratori di fecondazione assistita.

Quanto si impianta più di una blastocisti, il rischio di gravidanze multiple è elevato perché con la blastocisti si ha una migliore potenzialità dell’impianto e si ha il 50% di possibilità di successo per ogni tentativo. Negli altri paesi si possono portare avanti più colture. In Italia purtroppo, per tutelare gli embrioni, si ha il limite della fecondazione a tre ovociti e, generalmente, solo il 25% degli embrioni in buone condizioni al secondo giorno, arrivano a essere delle buone blastocisti in coltura. Non potendo lavorare su più embroni, la donna potrebbe dover subire più prelievi degli ovociti o addirittura più volte l’impianto, sottoponendosi così a forti stress.

Anche se la fecondazione assistita con metodo della coltura della blastocisti è quella con una più alta percentuale di successo, conviene farla più all’estero che in Italia, dove, la legislatura penalizza molto le potenzialità di tale tecnica. Ci sono altri limiti che la legislatura italiana impone alle coppie che vogliono fare la fecondazione assistita: è vietata la fecondazione eterologa, quindi gli ovuli e lo sperma devono essere per forza prelevati dalla coppia, non vi sono donatori di ovuli o di sperma proprio perché è vietata anche la commercializzazione di embrioni e non è legale neanche la maternità surrogata. Questi schemi rigidi costringono molte donne a migrare in Spagna o a Bruxelles per ricorrere alla fecondazione assistita. Talvolta si tratta di donne single o coppie lesbiche.

I costi per la fecondazione assistita variano molto. Negli ospedali si può ricorrere alla fecondazione assistita mediante il pagamento di un ticket ma in tal caso i tempi di attesa superano di gran lunga l’anno. Nei centri privati i prezzi per la FIVET sono circa di 2.500 euro, mentre per la ICSI di 3.000 euro. Il problema è che queste tecniche hanno una percentuale di successo del 30%, pertanto la coppia potrabbe ritrovarsi a investire in una tecnica, poi nell’altra e arrivare alla coltura delle blastocisti. Molte coppie decidono di andare all’estero per ricorrere alla coltura delle blastocisti così da non sottostare alla legislatura italiana.

La fecondazione assistita, in caso di sterilità, è l’unico mezzo per le donne di avere una gravidanza ma non di avere un figlio. Per quello c’è anche l’adozione.

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